La ferrovia e il terremoto del 1908



La ferrovia e il terremoto del 1908



Durante la lettura del libro di Camillo Lacché “La ferrovia da Giolitti a Mussolini”, leggo l’interessante resoconto dell’ingegnere Bosco Lucarelli della Divisione Lavori di Reggio Calabria, in rientro da Napoli dove aveva trascorso le feste Natalizie; l’ingegnere ci indica la situazione ferroviaria nelle immediate ore successive l’evento sismico.

Giusto però descrivere brevemente i fatti: la mattina del 28 dicembre 1908 alle ore 5 e 20 la terra trema distruggendo la città di Messina e di Reggio Calabria e interessando duecento comuni tra Calabria e Sicilia, XI grado della scala Mercalli, distruzione dell’80% dei fabbricati e generando uno tsunami con onde di tredici metri: una devastazione che provoca la morte di 120000 persone, feriti, dispersi e creando molta disperazione tra i sopravvissuti e conseguenze indicate molto bene nella bibliografia specifica; tra tutto voglio ricordare il destino dei tanti orfani, di molti bambini di cui non si conosce la destinazione.
Lo stesso territorio fu colpito nel 1783, nella sola Messina 30000 furono le vittime, mentre la Calabria fu interessata da eventi sismici nel settembre del 1905 e ottobre 1907 in tutte i due le date si registrano vittime e danni.
Il terremoto del 1908 fu una delle più grandi catastrofi accadute in Europa, questo evento secondo gli storici riportò prepotentemente in risalto la “questione meridionale” ma fu presto dimenticato per colpa della prima guerra mondiale.
La ferrovia sia in Sicilia che in Calabria subì danni e fu interrotta per la distruzione dell’armamento e degli edifici di servizio, come indicano le cronache dell’epoca; i primi soccorsi giunsero via mare, solo in un secondo tempo si riuscì a ripristinare la ferrovia, è importante ricordare che la linea tirrenica ha delle avversità diverse dalla linea jonica, la geomorfologia delle due coste è differente.




 

Tra limmensa mole di documentazione e testimonianze quello che interessa a noi appassionati ferroviari è la narrazione dell’ingegnere Bosco Lucarelli il quale rientrando da una licenza lavorativa e raggiunta la stazione di Gioia Tauro ultima fermata ancora integra dopo la scossa, dove il diretto Napoli-Reggio Calabria si attesterà a quella che sarà la sua ultima fermata; qui l’ingegnere diventerà involontariamente uno dei primi testimoni dei danni provocati dal terremoto, nello specifico si occuperà della linea ferroviaria.
L’ingegnere Bosco cercherà attraverso il telegrafo di mettersi in contatto con la stazione di Messina ma senza avere risposta, decise quindi di proseguire a piedi in direzione di Reggio Calabria e di annotare man mano i danni all’infrastruttura ferroviaria, rotaie divelte, frane, lesione agli edifici di servizi ai ponti, ribassamenti e scoscendimenti dei rilevati, linea distrutta dal mare, caduta dei pali telegrafici e chiaramente tutte le anomalie interessanti la ferrovia.
Giunto a Reggio Calabria si rese subito conto della gravità dei danni subiti della stazione, ma oltre i danni materiali ci indica anche le perdite umane tra i ferrovieri, fonte documentale indica 476 deceduti, ma è giusto aggiungere anche la desolazione sicuramente vissuta dall’ingegnere nella visione della città di Reggio di Calabria distrutta.
Con spirito dedito al suo compito lavorativo decide di proseguire in direzione della costa jonica e di raggiungere il primo telegrafo funzionante, giunto alla stazione di Lazzaro dove grazie al cielo l’apparecchio telegrafico funzionava, invia il dispaccio al dirigente di Catanzaro richiedendo cantonieri e operai da inviare a Reggio per ripristinare l’armamento, qui trova anche il materiale rotabile abbandonato dai ferrovieri scappati in soccorso dei propri cari. Ma anche ora il destino vuole che sia rimasto un macchinista e con lui organizza l’ispezione della ferrovia jonica fino a Roccella J., qui riuscì a telegrafare alla Sezione Mantenimento di Taranto e Paola indicando i fatti e assumendo la gestione e la sorveglianza delle due linee la jonica e la tirrenica, richiese invece alla Divisione trazione di Napoli l’invio di locomotive, in quanto il deposito di Reggio C. era completamente fuori servizio.

Grazie all’ingegnere Bosco Lucarelli attraverso la Direzione Generale delle ferrovie di Roma venne avvisato il Presidente del Consiglio Giolitti e quindi attraverso i prefetti si organizzarono i soccorsi; per precisione storica i soccorsi non furono immediati, su questo esiste una documentazione vasta e precisa, esula chiaramente lo scrivente da qualsiasi giudizio personale e oggettivo.

Il giorno successivo da Roma partiva il Treno Reale, i reali, autorità civili e militari, soccorritori, giunto però a Napoli il viaggio proseguì via mare verso i luoghi devastati dal sisma.

Nei testi storici si indicano i primi aiuti da parte delle navi che sostavano nell’area di Messina e Reggio Calabria, tra i primi i marinai di una nave russa.




Voglio ricordare anche la storia di Barreca Antonio impiegato sul vagone postale del treno Messina–Siracusa, costui, dopo tre ore a piedi, raggiunse la stazione di Scaletta dove, dopo aver avvisato il capostazione del disastro, inviarono un dispaccio alla stazione di Riposto indicando che la città di Messina era distrutta, lo stesso telegramma fu poi trasmesso al prefetto di Siracusa e al presidente Giolitti, ma sembra dalle cronache che nessuno dei personaggi interessati volle crederci.
Le Ferrovie dello Stato a pochi anni dalla loro istituzione continuarono la loro opera di aiuto, furono inviate e cedute 1000 carrozze utilizzate come alloggi mentre oltre 4000 carri furono utilizzati per i trasporti di viveri e materiale in aiuto dei sopravvissuti.
La ripresa della vita civile, come indica molto bene nel suo scritto il Lacché, fu lenta e penosa, dopo la rimozione delle macerie e la costruzione di alloggi provvisori “baracche”, venne studiato un nuovo piano regolatore per la ricostruzione di Messina e Reggio di Calabria.
Nell’articolo ho voluto inserire la foto della cartina geografica per individuare i luoghi ma soprattutto le copertine dei libri che secondo me possono essere utili per approfondire l’argomento, ogni elaborazione e giudizio del tragico evento dopo più di un secolo non spetta sicuramente al sottoscritto, ognuno ha la libertà di documentarsi e di trarre le proprie conclusioni senza condizionamenti in piena libertà di giudizio, ricordando sia le vittime e i sopravvissuti.
Ricordo però che tutta Italia, l’Europa e il resto del mondo aiutarono i nostri fratelli siciliani e calabresi, oggi come ieri l’umanità dimostrò che l’unione fa la forza, che si può creare un mondo migliore con poco, questo poco si chiama “buona volontà”; purtroppo pochi anni dopo l’intera umanità cadeva nell’errore, il peggiore degli errori: la guerra.

Stefano Giovannone vice presidente Museo Ferroviario di Suno




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