Il treno del milite ignoto
Il treno del milite ignoto
Novembre è un mese nel quale si ricordano i defunti, i nostri cari, gli amici e i tanti che abbiamo conosciuto, in questo giorno forti rivivono i ricordi; due giorni dopo il 2 novembre è la giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate, da più di un secolo si ricordano invece i caduti della grande guerra, è giusto ricordare il ruolo decisivo durante il conflitto della ferrovia, tanto determinante da essere indicata come la “Sesta Arma” o la “Sesta Armata”.
La copertina del libro “La “Sesta Arma”
Prima di illustrare nello specifico il convoglio, definiamo brevemente la data del 4 novembre: “è la giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, data istituita nel 1919 un anno dopo la fine del conflitto”; la guerra iniziò nel 1915 e termino con la firma dell’armistizio nel 1918; i caduti furono 650000 e i feriti un milione, l’ampia bibliografia descrive molto bene il tutto; feriti con mutilazioni irreversibili sia nel fisico e nell’animo; molte le classi di leva decimate, le generazioni passate ricordano molto bene il significato dei ragazzi del ‘99 (1899 n.d.a.), la generazione perduta, ebbene ricordare che l’inizio della guerra concludeva il periodo della “Belle Époque”.
La copertina del libro Il treno dell’ignoto
Nel 1920 il colonnello Douhet propose di onorare i caduti ignoti, dopo l’iter legislativo e l’approvazione da parte delle Camere la Commissione incaricata dal Ministero della Guerra autorizzò la riesumazione dei soldati in diversi luoghi del fronte ma rispettando le procedure dettate dal Ministero, i resti mortali non dovevano avere nessun segno di riconoscimento, furono quindi ricomposti in bare di legno uguali e traslate nella Basilica di Aquileia (Udine). Fu la signora Maria Bergamas madre del caduto Sotto Tenente Antonio Bergamas medaglia d’argento al Valore Militare morto il 18 giugno 1916 che in rappresentanza delle madri d’Italia, si fermò davanti alla penultima bara, si accascio e in ginocchio l’abbracciò, il feretro fu trasferito in una cassa rivestita all’esterno di zinco, sul coperchio venne fissata una teca contenente la medaglia commemorativa coniata dai comuni di Udine, Gorizia, Aquileia e una alabarda d’argento donata dalla città di Trieste.
Il feretro posto su un affusto di cannone è trainato da sei cavalli bianchi bardati a lutto fu trasferito alla stazione ferroviaria e posto su un affusto di cannone, il carro pianale fu allestito su disegno dell’architetto Cirilli.
Il convoglio allestito a Trieste e trainato da due locomotive del gruppo 740 comprendeva un bagagliaio, due vetture di prima e seconda classe, il carro pianale dove era adagiato il feretro, due vetture di prima e seconda classe e 15 carri F che dovevano raccogliere le corone donate durante il tragitto.
L’equipaggio era costituito da due coppie di macchinisti (scelti tra i decorati) un capotreno, due frenatori e due funzionari ispettori di scorta.
La circolare del 30 settembre 1921 indicava l’itinerario e le fermate dopo la partenza da Aquileia, Venezia S.L., Bologna, Firenze, Arezzo, Roma Portonaccio e l’arrivo a Roma Termini, il convoglio viaggiava con le stesse prescrizioni del treno reale, precedenza assoluta su tutti i convogli e preceduto da un treno staffetta.
Nelle stazioni e lungo il tragitto il treno fu accolto dalla popolazione in silenzio, silenzio suggerito dalle autorità, nelle stazioni transitava a bassa velocità, dalle cronache dell’epoca si evince che furono moltissimi gli italiani che vollero onorare il milite ignoto attendendo anche per ore.
Al passaggio del treno, in quel doloroso silenzio, si potevano udire dei pianti soffocati e scorgere le lacrime cadere dai volti di madri e vedove che in quel feretro vedevano il proprio caro estinto disperso al fronte. Quel feretro senza nome era il figlio e il marito di tutte quelle madri e vedove che avevano tra i cari avevano uno dei numerosi dispersi.
Giunto a Roma il 4 novembre il feretro fu trasferito al Vittoriano con tutti gli onori militari, da allora riposa all’Altare della Patria in rappresentanza di tutti i caduti in guerra, un picchetto interforze sorveglia e rende onore al milite ignoto.
Da allora il 4 novembre insieme al 25 aprile e al 2 giugno sono le ricorrenze civili nazionali, tre date simbolo e fondamentali della storia d’Italia, il 25 aprile è anche la data di inaugurazione del nostro Museo ferroviario.
Voglio però concludere questo scritto ricordando che "la ferrovia venne si utilizzata dagli eserciti, ma fu inventata per accrescere i popoli, le rotaie rappresentano l’intelligenza e il pensiero lungimirante dei giusti, noi tutti speriamo che sia sempre percorsa da treni di pace e serenità e libertà" .
Bibliografia consultata:
Antonilli Michele, Pietrangeli Mario - Il ruolo delle ferrovie nella prima guerra mondiale. editore Armaganta 2018;
Cristian Rossi – Binari nella grande guerra. Edizione A.P.S. dell’Autore 2013;
Cristian Rossi – Alla stazione. Self publishing 2017;
Paolo Lavadas - La “Sesta Arma” . Editoriale del Garda, Pi.Ra.Ta. 2018;
Stefano Maggi - Le ferrovie. Il Mulino 2012;
Paola Zambelli - Il treno dell’ignoto. Biblioteca dei Leoni 2021;
Virginio Trucco – La Sesta Armata. La Tecnica Professionale n°12/ Dicembre 2018;
Mark Thompson - La guerra bianca. Il Saggiatore ristampa 2017;
Sitografia:
http://www.museoappenzeller.it/index_htm_files/La%20leggenda%20del%20Milite%20Ignoto.pdf
https://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mondiale
https://it.wikipedia.org/wiki/Generazione_perduta
Stefano Giovannone vice presidente Museo Ferroviario di Suno
Il Museo resta a disposizione per eventuali domande e consigli sull’argomento
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