L’ultimo viaggio dell’ingegnere della Rete Mediterranea Luigi Francia

 

L’ultimo viaggio dell’ingegnere della Rete Mediterranea Luigi Francia


L’informatica ha rivoluzionato sicuramente il mondo, grazie ai motori di ricerca si accede velocemente a molti documenti digitalizzati, prima solo disponibili nelle biblioteche e negli archivi pubblici o privati, spesso non di facile accesso per diversi motivi: autorizzazioni, distanza, ecc... Se linvenzione della “stampa” è uno dei traguardi più importanti dell’umanità, e i libri rimangono un patrimonio unico e inestimabile, anche internet, grazie alla condivisione dei dati, alla rapidità e ai relativi costi si può ritenere un importante traguardo, molte persone possono accedere alle stesse informazioni e condividerne di nuove.

Durante la ricerca di informazioni sulla prima ferrovia in Ossola, ricerca che ancora prosegue e che prima o poi condividerò sul sito del Museo, ricercando nel libro “Storia di Cimamulera”, autore don Tullio Bertamini importante ricercatore e studioso rosminiano, molto conosciuto in Ossola per i suoi scritti di storia locale, scopro la vicenda dell’ingegnere Luigi Francia impiegato del Servizio Mantenimento Lavori della Rete Mediterranea, sfortunatamente deceduto a soli 36 anni nella cittadina di Spezia. La sua figura è anche citata nel libro “Valle Anzasca e monte Rosa” editato nel 1928 da don Luigi Rossi e, soprattutto per noi appassionati ferroviari, nel Monitore delle Strade Ferrate, documento che si trova in formato digitale in internet cercandolo come libro; nel breve articolo vengono indicate le doti umane e tecniche dell’ingegnere Francia e purtroppo della prematura dipartita.


     Stazione di Piedimulera (cartolina collezione privata Giovannone S.)

Leggendo l’articolo mi ha colpito la volontà della famiglia di inumare i resti mortali nel piccolo camposanto di Cimamulera; per chi non la conoscesse è una piccola e caratteristica località arroccata sopra a Piedimulera di cui è frazione in provincia di Verbania, paese natio della mamma e dove l’ingegnere ritornava per trascorrere le vacanze.

La stessa amministrazione della Rete Mediterranea si interessava alla traslazione del feretro da Spezia a Piedimulera. Sottolineo che questa stazione ferroviaria sulla linea ferroviaria Novara - Domodossola all’epoca era molto importante e strategica per chi voleva e vuole raggiungere ancor oggi le pendici del monte Rosa; allora partiva una diligenza a cavalli che collegava il paese di fondo valle Piedimulera con Macugnaga.

Nell’articolo non è specificato se il feretro raggiunse Cimamulera risalendo la mulattiera o dalla strada provinciale, ancor oggi interessante itinerario per una gita giornaliera con il treno; la mulattiera si raggiunge in pochi minuti dalla stazione di Piedimulera attraversando il centro storico del paese, la facile e bella escursione fino a Cimamulera ci permette proseguendo fino al panoramico balcone dominato dalla Cappella della Pace di godere della splendida vista verso l’Ossola inferiore e superiore. Invece glescursionisti più arditi possono proseguire sull’antico sentiero denominato “Strà Granda” raggiungendo le altre località della valle Anzasca, ricca di storia e interessanti siti turistici per poi ritornare con l’autobus, qualora non volessero rifare a piedi a ritroso il percorso fino alla stazione di Piedimulera, fermandosi proprio davanti al fabbricato viaggiatori della stazione stessa.

     Mulattiera per Cimamulera (foto Giovannone S.)

Una storia di cent’anni fa, triste ma ricca di umanità; la vicinanza dell’amministrazione ferroviaria verso i familiari dello sfortunato ingegnere, mentre correva l’anno 1899, con i mezzi dell’epoca però riuscì ad esaudire il desiderio dei famigliari, questo perché la volontà, la determinazione e il buon senso permettono sempre di superare qualsiasi ostacolo.

Mi sono recato a Cimamulera per cercarne la lapide ma dopo cento ventitré anni rimangono ai posteri solo le pagine dei tre libri indicati all’inizio dell’articolo.

Leggendo di questa vicenda come appassionato mi ricorda la ferrovia che ho amato e che purtroppo nel tempo è cambiata, una ferrovia fatta dai tanti ferrovieri che, con mansioni diverse ma specifiche, tutte importanti, garantivano la circolazione dei treni, il collegamento tra grandi e piccoli centri di una Italia forse diversa da quella di oggi.

Il Museo Ferroviario di Suno è anche questa memoria, conservazione di tutti questi aspetti del mondo ferroviario nazionale ma anche internazionale, la ferrovia ha unito le nazioni e i continenti; ma abbiamo sempre uno sguardo al futuro, vi invitiamo a visitarlo, chi vuole può diventare un nostro amico collaboratore, chi invece ha una storia da raccontare la invii attraverso email che trova nel nostro sito: www.museoferroviariosuno.it

23 Marzo 2021

Giovannone Stefano, Vicepresidente Museo Ferroviario di Suno

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