I Petardi Ferroviari
Petardi
ferroviari
In ambito ferroviario, fino
a qualche anno orsono nel regolamento segnali era presente la normativa
sui segnali sussidiari ed accessori, tra questi vi erano i petardi.
I
petardi erano in dotazione a diversi agenti ferroviari tra i quali: capostazione,
deviatori, cantonieri, casellanti, personale della squadra armamento,
macchinisti. In tempi meno recenti, ma non lontanissimi si ricordano
gli agenti posa petardi che come indicava il regolamento, posavano
sul fungo della rotaia i petardi.
Molto
interessante ricordare nella filmografia il film "Destinazione
Piovarolo" dove Totò, nelle veci di capostazione, posa i petardi per fermare il treno
di sua eccellenza ministro dei trasporti, mentre nel video
documentario "all’ultimo minuto" i petardi sono utilizzati per
fermare un treno dove, a causa di una intossicazione alimentare, i
macchinisti sono svenuti; grazie allo scoppio dei petardi il capotreno
allertato tira il freno d’emergenza e ferma il convoglio dopo aver intuito il mancato intervento dei macchinisti.
Oggi
con l’evoluzione tecnica tutto è superato, ma non bisogna pensare
a tutto ciò come ad un tempo lontano, nell'ordine di servizio
67/1989 troviamo ancora gli articoli specifici sui petardi e il loro
uso.
In
questo articolo si parlerà però soprattutto di come erano fatti.
I
petardi erano dei cilindretti pieni di detonante di forma simile ad
un orologio da polso, erano 10 e contenuti in una scatola di latta,
dalla data di produzione potevano essere utilizzati 7 anni (alcune circolari riportano 10 anni), venivano fissati al bulbo della rotaia tramite i
“cinghiai” ossia due linguette di piombo tenero simili al
cinturino di un normale orologio.
Venivano
utilizzati soprattutto nelle condizioni di visibilità inferiore ai
200 metri.
Venivano
posati sulla rotaia in numero di tre e alla distanza uno d’altro di
25 metri se sussidiavano segnali fissi;
a 200 metri dai segnali d’avviso;
a
400 metri e 800 metri dai segnali di protezione;
La
distanza variava a seconda della tipologia del segnale, tenendo conto
della velocità del treno, del peso e della pendenza della linea.
Il
punto di posa del petardo era segnalato da picchetti fissi adiacenti
la rotaia o da linee bianche verticali sul bulbo della rotaia, posti
a 25 cm uno dall’altro davano un botto unico, in questo caso
segnalavano al PdM (personale di macchina o comunemente macchinista) che un segnale a mano ordinava l'arresto del convoglio in caso di:
protezione
di un ostacolo in piena linea,
rallentamento
non notificato,
protezione
di un treno fermo in linea,
protezione
di un treno fermo ad un segnale fisso,
protezione
di un treno spezzato in linea,
protezione
della seconda parte del treno dimezzato,
segnale
per ricevimento in binario con scambi di uscita ingombri,
arresto.
Con l'avvento di nuove tecnologie, i petardi furono
aboliti con circolare del 13 giugno 1994.
Petardo esposto presso i locali del Museo Ferroviario di Suno (NO)
Bibliografia e approfondimenti in rete:
Stefano Giovannone
Vice presidente Museo Ferroviario di Suno

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