3 Ottobre 1839 - Una nuova era è iniziata per l'Italia

Il 3 Ottobre 1839 un treno inaugurale muove su quella che è la prima ferrovia d'Italia, tra Napoli e Portici. Ci sono molti tomi al riguardo, con tutti i numeri del caso: specifiche della linea, del materiale rotabile adoperato, delle autorità intervenute. Ma in queste poche righe si vuole provare a raccontare quale cambiamento ha portato tutto ciò e cosa ha innescato questa piccola linea di poco più di sette chilometri.
Oggi come allora il 3 Ottobre cadeva di giovedì, la gente era tutta ammassata lungo la linea e dalla folla si levava un grande mormorio nella frenetica attesa di vedere il "nuovo che avanzava". Molti erano vestiti a festa; su quel treno, oltre a tanti nomi importanti delle milizie del Regno delle due Sicilie, ci sarebbe stato Re Ferdinando II: un abbigliamento consono era di giusto rispetto a tale autorità. Ma qualcuno più in là pregava con un rosario in mano, perché una macchina che sputava fiamme e fumo, avvolta da un odore acre che sembrava salire dagli inferi, capace di muoversi da sola con la forza di cento cavalli, non poteva che essere opera del diavolo. Il popolo era diviso tra chi in festosa armonia festeggiava l'avvento del progresso e chi invece aborriva tale diavoleria. Chi con in braccio il proprio bambino salutava il passaggio del treno che con il suo incedere cadenzato e avvolto nella sua cinerea nube, sferragliando, avanzava incessante verso la sua destinazione, e chi tra le lacrime, segnandosi, nascondeva i propri figli da tale abominio. Questa ferrovia è stata un punto di partenza, e con essa sono nati nuovi mestieri. Si pensi al prestigioso capostazione, impettito nella sua uniforme, con la spada scintillante alla cintola, con una autorità tale da venir dopo solo al parroco e al primo cittadino; il macchinista con la sua bella livrea, la barba ben curata e un bel paio di mustacchi a manubrio, che sotto un grande cappello a cilindro con corta visiera conduceva la locomotiva in guanti bianchi. Accanto ad esso c'erano anche uno dei tanti "musi neri", rappresentante di un lato oscuro della strada ferrata, ma non meno importante, che con sacrificio hanno fatto grande la ferrovia. Ai fuochisti, ricoperti da polvere di carbone e fuliggine, era affidata la grande responsabilità del fuoco del treno. E il fuoco con l'acqua per fare il vapore nel treno era tutto, era la potenza, la velocità, ma anche un potenziale disastro che non doveva accadere. Questi uomini, con il volto scuro solcato dal sudore prodotto dal caldo focolaio, volgevano la schiena al freddo e alle intemperie. Non avevano abiti pesanti, avrebbe impedito loro quei rapidi e precisi movimenti della pala che solo l'esperienza poteva permettere. E se il macchinista aveva la responsabilità di una marcia sicura, rispetto degli ordini impartiti e del comfort di marcia, il suo secondo, il fuochista, nonostante vivesse nell'ombra del grande cilindro, non era da meno e non cessava mai di "nutrire" la locomotiva; di manutenerla e pulirla. Nelle soste la riforniva con grande fatica di carbone, la colmava di acqua senza paura di infradiciarsi pur di non perder tempo prezioso e sfigurare al suo superiore dai curvi baffi. Molti di essi non sapevano né leggere, né scrivere, né far da conto, ma hanno portato il progresso insieme alla gente e alle merci che hanno trasportato, perché ci sapevano fare. Il macchinista era alfabetizzato, sapeva leggere e scrivere e aveva una educazione e un aplomb che incantava. Figure che dopo oltre un secolo e mezzo hanno mantenuto immutato il loro fascino. Intanto il treno corre e le stagioni passano. Nel tempo le paure diminuivano e l'ammirazione per tale meraviglia aumentava. In fondo siamo passati dalla carrozza trainata da simpatici equini, che tutto sommato aveva una capienza, una velocità e una percorrenza molto limitata, al nuovo prodigio di ferro che ha decuplicato la capienza, quadruplicato la velocità, e triplicato la percorrenza. Paesi lontani ora sono vicini grazie a quei due lunghi nastri paralleli argentati e scintillanti che ora uniscono paesi, persone e creano affari. Da quella piccola "scintilla" è divampato un "falò". Ora le ferrovie non unisco solo paesi attigui, ma interi stati e continenti, trasportano tonnellate di merci in grande sicurezza, velocemente, su grandi distanze, con minimo dispendio in termini di costo e un ineguagliabile riguardo dell'ambiente. Ci fanno sentire più vicini a persone lontane, perché viviamo con la consapevolezza che con un comodo e sicuro viaggio in treno possiamo facilmente riabbracciare i nostri cari in ogni momento. E oggi come allora abbiamo i macchinisti: hanno un cappello meno vistoso, bella divisa e condizioni lavorative migliori di un tempo grazie al progresso tecnologico. Il fuochista è vivo nei ricordi, ma al suo posto c'è una schiera di persone che lavorano per mantenere efficiente e sicura questa incredibile struttura. Anche i capostazione sono rimasti; sono solo un po' meno e presenti nelle grandi stazioni, ben coadiuvati dalla tecnologia che amministra il traffico ferroviario. Progresso frutto della fatica, della paura vinta col coraggio, dell'ingegno e della perseveranza. E oggi con queste righe auguro un buon compleanno alle nostre ferrovie con l'augurio di una grande crescita e un maggior riscontro da un pubblico sempre più attento alle tematiche ambientali che solo il treno oggi può soddisfare. E nonostante l'innegabile traguardo raggiunto in termini di prestazioni ed efficienza purtroppo oggi, come allora, qualcuno prega e insiste perché tutto cessi. Ma forse non è più per paura, ma per mero interesse.
Francesco Pietro Luciani
Pres. Museo Ferroviario di Suno
Commenti
Posta un commento